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giovedì 1 ottobre 2009

LE TV PUBBLICHE IN ITALIA E IN EUROPA


Dal giorno in cui la televisione ha fatto il suo ingresso nel mondo, è in America che ha trovato la sua massima espansione. Il modello a stelle e strisce fu subito fondato sulla competizione tra più catene televisive indipendenti finanziate da investitori pubblicitari, senza spese per gli spettatori. Perché invece l’esperienza televisiva europea è sempre stata fortemente segnata dal concetto di servizio pubblico? Questa tendenza trova la sua ragion d’essere nel contesto storico in cui le emittenti televisive cominciano (anzi, ricominciano, dopo la parentesi bellica) a trasmettere. L’ Europa è in mezzo alle macerie della guerra appena conclusa e la tv diventa subito il simbolo della rinascita. Per questo, se il sistema sovietico punta immediatamente sulla diffusione dei propri successi in ambito scientifico confezionando propagandistiche opere di regime, nell’Europa Occidentale il nuovo elettrodomestico viene chiamato a ricoprire il ruolo di unificatore sociale.
La scatola magica diventa stabilizzatrice delle nuove politiche e delle nuove geografie, portando nelle case i vantaggi della nuova situazione ed un benessere d’importazione a buon mercato. Inoltre molti paesi europei hanno un tasso di alfabetizzazione ancora molto basso e la tv diventa il surrogato di cultura ed informazione, arrivando prima delle scuole, prima dei libri e prima dei giornali. Per tutti questi motivi il sistema televisivo in Europa è sempre stato concepito come un servizio culturale e pedagogico, un dovere ed un potere nei confronti dei cittadini. E chi meglio dello Stato è in grado di adempiere doveri e di esercitare poteri?Intraprendiamo dunque l’ascesa alle parabole che oggi infestano i tetti del Vecchio Continente e stiamo a sentire cosa hanno da insegnarci.
NIENTE SPOT, SIAMO INGLESI!INFORMARE, EDUCARE ED INTRATTENERE. Questi i valori programmatici della Bbc, l’ente di servizio pubblico inglese, che per attenersi ad essi si affida interamente al finanziamento dal canone pagato dai cittadini britannici. Si distingue per la totale mancanza di pubblicità al suo interno e per il fatto che non può investire le risorse da canone in attività commerciali. La Bbc dipende da un Consiglio indicato dal Governo, affiancato da sei organi consultivi (Consigli Nazionali sul Broadcasting) che collaborano per assicurare che l’interesse degli utenti sia appropriatamente rappresentato. L’emittente pubblica trasmette due canali televisivi nazionali, Bbc1 e Bbc2 ed è stabilita costituzionalmente da un Royal Charter, accompagnato da un Agreement che riconosce la sua indipendenza editoriale e ne stabilisce gli obblighi verso il pubblico. La Bbc è suddivisa in 16 Divisioni i cui direttori formano il Consiglio di Amministrazione presieduto dal Direttore generale e gode di un notevole grado di autonomia, sia dal Parlamento che dal Governo. Il Parlamento esercita un controllo sulla Bbc attraverso il bilancio. Il Governo può vietare messaggi relativi a vicende particolari, ma per ora l’unico vero divieto è stato emanato dalla Tatcher per impedire la diffusione di messaggi dell’Ira. A tutt’oggi quello britannico è considerato una sorta di servizio pubblico puro.
PARIGI VAL BENE UNA TASSAI tre canali televisivi pubblici francesi (France2, France3, France5) sono gestiti dalla compagnia France Télévision controllata a sua volta dal Csa (Conseil Supérieur de l’ Audiovisuel), un’autorità formalmente indipendente dal potere politico. Le radiotelevisioni pubbliche sono regolate attraverso dei Cahier des missions et de charges, leggi predisposte dal Governo che ne definiscono la missione e i doveri. Un supporto essenziale della relazione fra lo Stato-azionista e France Télévision è un controllo annuale della esecuzione del contratto che la concessionaria deve sottoporre all’esame del Parlamento e del Governo. Il sistema televisivo pubblico è pensato in un’ottica di offerta diversificata fra le reti. La programmazione di France2 è a vocazione generalista, quella di France3 è vicina alle realtà territoriali mentre il palinsesto di France5 si basa sulla trasmissione di programmi educativi e di formazione. Il finanziamento pubblico copre il budget di Fr2 per il 59% del totale e quello di Fr3 per il 66%, mentre il resto proviene dal canone pagato dagli spettatori e dalla pubblicità. Le reti pubbliche sono autorizzate a trasmettere gli spot solo durante gli intervalli naturali dei programmi ovvero fra una trasmissione e l’altra. Sono esonerati dal pagamento del canone gli ultrasessantacinquenni, gli ospedali, le scuole pubbliche e gli invalidi.
DUE TEDESCHE DI ALTO LIVELLOIl sistema tedesco ha una forte impronta federale, tanto che sono i Lander e non lo Stato centrale ad avere la gestione normativa della tv. Nove grandi televisioni regionali producono canali televisivi indipendenti destinati ai singoli land ed insieme diffondono un canale nazionale (Ard) a cui si aggiunge una seconda televisione pubblica nazionale (Zdf).Le istituzioni politiche non hanno influenze sulla programmazione, ma intervengono in fatto di accordi fra i Lander. Il servizio pubblico è finanziato in parte da un canone versato da ogni famiglia ed in parte dalla pubblicità, ma con vincoli molto stretti: 20 minuti al giorno, solo nei giorni feriali e prima delle ore 20. Il governo del servizio televisivo è nelle mani dei Consigli televisivi, organismi locali derivanti dai parlamenti dei Lander, rappresentativi dei vari settori di interesse della società: scuola, arti, donne, religioni etc. I Consigli stabiliscono gli indirizzi generali degli enti televisivi controllano il rispetto dei principi che regolano l’organizzazione dei programmi e nominano i direttori generali degli enti. L’unica autorità federale – il Ministero federale delle poste e telecomunicazioni – ha solo funzioni di gestione tecnica.
GRATIS NELL’ARENAIn Spagna esistono due reti nazionali, Tve1 – La primera, e Tve2 - La dos. Non esiste il canone.L’ente radiotelevisivo pubblico – Radio Television Espanola (Rtve) - è finanziato solo dalla pubblicità, mentre lo Stato concede dei sostegni economici per risanare i bilanci. I programmi religiosi e di informazione non possono comunque essere interrotti dai messaggi pubblicitari. Rtve è un ente pubblico attribuito a livello amministrativo alla Società Statale delle Partecipazioni Industriali. È controllata e gestita dal Consiglio di Amministrazione e dalla Direzione generale. Il Consiglio di Amministrazione è formato da 12 membri, metà designati dal Congresso, metà dal Senato. Alle sedute presenzia il Direttore generale, l’organo esecutivo del gruppo, nominato dal Governo in accordo con il CdA. La Commissione parlamentare del Congresso dei Deputati, formata da un ampio numero di parlamentari, controlla direttamente la Rtve. Nel 2002 è stata completata la digitalizzazione delle due reti generaliste.
BASSI I PAESI, ALTO IL PLURALISMOIl sistema olandese presenta caratteristiche molto diverse dagli altri paesi d’Europa, in quanto deve far fronte ad una società composta da gruppi culturalmente molto diversi. I canali pubblici sono tre, Nederland 1, 2, 3 e le licenze di trasmissione vengono assegnate ai singoli gruppi religioso-culturali in proporzione al loro peso sociale. I tre canali hanno una programmazione generalista, con oltre la metà del tempo dedicata a programmi culturali, educativi e di informazione. L’intrattenimento non deve superare il 25% per canale. Il sistema di finanziamento è misto, ma il canone è stato abolito nel 2000 per essere sostituito da partecipazioni statali. Esiste comunque un tetto del 10% alla pubblicità, che non può interrompere i programmi. L’ impostazione della programmazione fa capo al Nos, organismo pubblico che coordina i responsabili delle varie associazioni. Il Nos è regolato da un Consiglio di amministrazione i cui membri sono designati per il 50% dalle organizzazioni di diffusione, per un quarto dalla maggiori organizzazioni sociali e culturali e il restante 25% da rappresentanti del governo. Il Ministro per la Educazione e la Cultura nomina direttamente il presidente del consiglio di amministrazione.
ETERE DI GHIACCIOIl broadcasting pubblico danese, regolato dal Ministero della Cultura, prevede due emittenti pubbliche radiotelevisive: Dr (Radio Danimarca) e Tv2. DR è interamente finanziata dal canone, mentre TV2 si finanzia attraverso il canone ed entrate pubblicitarie. Entrambe hanno un Consiglio di amministrazione proprio che vigila sulle attività dell’emittente, affiancato dai Consigli per i programmi.
Yle, l’emittente pubblica finlandese, è una società che opera nel settore amministrativo del Ministero dei trasporti e delle Comunicazioni. L’emittente trasmette cinque canali televisivi e svolge un ruolo centrale nella produzione e presentazione di programmi educativi. I servizi per il pubblico tengono conto anche dei gruppi “minoritari”. Yle è finanziata dal canone e le trasmissioni non vengono interrotte da spot pubblicitari. Gli organi di gestione della compagnia (di proprietà statale al 99,9%) sono il Consiglio di amministrazione, il Consiglio dei Direttori ed il Direttore generale. L’organo principale è il Consiglio di Amministrazione composto da 21 membri scelti dal Parlamento che rappresentano il mondo delle arti, delle scienze, dell’economia e dei vari gruppi sociali e linguistici.
Svt, l’emittente televisiva pubblica svedese, è una emittente libera, indipendente e non governativa. I due canali televisivi nazionali, Svt1 e Svt2, sono trasmessi in forma sia analogica che digitale. L’organo di governo principale è il Consiglio di Amministrazione dal quale dipendono il Direttore del management e il Direttore dei programmi. Il secondo organo di gestione è la Commissione esecutiva dalla quale dipendono le articolazioni dell’azienda.
Nrk è la concessionaria pubblica radiotelevisiva norvegese. Trasmette un canale televisivo nazionale (Nrk-1) e due canali televisivi trasmessi in parte per via terrestre e in parte attraverso il satellite (Nrk-to e TvNorge). Nrk risulta come emittente di servizio pubblico dal 1988, anno in cui nello statuto della fondazione è stata inserita la frase al servizio del pubblico. Per ovviare alla vaghezza del concetto, il Governo ha istituito, nel 1995, un Consiglio dell’emittente di servizio pubblico che aiutasse nella individuazione dei criteri da rispettare e che provvedesse all’analisi e alla verifica dei rapporti annuali prodotti. Il Consiglio dell’emittente è composto da 14 componenti, di cui sei nominati dal Re. Nrk è finanziata dal canone di abbonamento e sui canali di servizio pubblico non possono essere trasmessi spot pubblicitari.
LA TV FRAMMENTATA DEI BELGIIl sistema pubblico radiotelevisivo belga è lo specchio del sistema federale. Le emittenti di servizio pubblico sono tre: Rtbf (Radiotelevisione belga della comunità francese ), Vrt (Radiotelevisione belga della comunità olandese) e Brf, struttura della comunità di lingua tedesca. Ogni comunità ha un differente ordinamento riguardo ai servizi di radiotelevisione, ma in ognuna di esse le principali competenze vengono attribuite al Governo della Comunità, affiancato dalle Autorità per i media che si occupano di controllo e regolazione.
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RIPETITORI SUL MONTE OLIMPOL’emittente radiotelevisiva pubblica greca è Radiotelevisione Ellenica S.A. (Ept), che trasmette due canali televisivi nazionali, Eti e Net oltre ad un canale regionale, Et3. Il finanziamento del servizio pubblico avviene attraverso una quota della bolletta elettrica. L’organo di controllo del sistema radiotelevisivo è il Consiglio Nazionale per la Radio e la Televisione, composto da sette membri che durano in carica quattro anni. Il Presidente e il vice-Presidente vengono designati, su proposta del Presidente del Parlamento, dal Collegio dei Presidenti del Parlamento Greco.
ANCHE DRACULA PAGA IL CANONEDurante il comunismo, negli Stati dell’Europa centro orientale, la televisione era il principale strumento di propaganda del regime. Nei primi anni ‘90 i governi post-comunisti cominciarono ad aprire il mercato ai privati e adottarono vari metodi per rendere più indipendente la televisione di Stato. Questa nuova televisione si è sviluppata seguendo l’esempio del servizio pubblico dell’Europa occidentale. Oggi il modello europeo è un concetto accettato in maniera diffusa, avendo ogni paese sviluppato specifiche forme di normazione sulle comunicazioni che assicurano una certa indipendenza del settore. Riportiamo qui l’esempio della Romania. L’emittente pubblica rumena, Societatea Romän? de Televiziune (Tvr) trasmette quattro canali televisivi: due canali nazionali e due canali internazionali via satellite. I canali nazionali sono la generalista Romania1 e Tvr2, che trasmette programmi culturali ed educativi. Il sistema di finanziamento è misto: esiste una tassa sulla radio e sulla televisione alla quale si aggiunge il finanziamento attraverso la pubblicità. L’autorità di controllo del sistema di broadcasting rumeno è il Consiglio Nazionale dell’Audiovisivo (CNA), un’autorità pubblica autonoma sottoposta al controllo del Parlamento e garante dell’interesse pubblico. Il suo fine è di assicurare il pluralismo in tutte le sue forme, bilanciare i programmi nazionali e locali, proteggere i diritti umani e i diritti dei minori, la lingua e la cultura rumena ed i diritti delle minoranze, assicurare la trasparenza. Il Consiglio è composto di 11 componenti nominati dal Parlamento così scelti: tre dal Senato, tre dal Governo, tre dalla Camera dei Deputati, due dal Presidente della Repubblica. Come tutti i sistemi pubblici dell’Europa centro-orientale , anche quello rumeno ha sofferto particolarmente la competizione con le emittenti private. Queste infatti, entrando in un mercato privo di adeguata legislazione ed avendo come obiettivo immediato il conseguimento di redditi molto consistenti, hanno spesso superato le emittenti pubbliche, incapaci di tenere il passo con esse.
“MAMMA RAI NON TI ABBANDONA MAI”La Rai, concessionaria del servizio pubblico in Italia in forte odore di privatizzazione, dispone di tre reti (Rai Uno, Rai Due, Rai Tre). Il Consiglio di Amministrazione che regola l’emittente è composto da nove consiglieri di cui sette vengono designati dalla Commissione Parlamentare di vigilanza e due dal Ministro dell’Economia ,azionista di controllo della Rai che ne indica anche il Presidente. I membri del Cda nominano il Direttore Generale. La Rai, rispetto agli altri servizi pubblici europei, risulta quindi molto più legata al potere politico. Il Contratto di Servizio che essa sottoscrive con il Governo la obbliga a tenere condotte teoricamente volte a garantire pluralismo ed informazione equilibrata, ma nella pratica rispondono piuttosto alle logiche della lottizzazione, della spartizione di reti e posti di comando secondo le dinamiche partitiche in sintonia con il governo in carica.Un’altra particolarità è rappresentata dal finanziamento che avviene mediante un canone di abbonamento generalizzato e si alimenta contestualmente con entrate pubblicitarie pagate dagli inserzionisti. Altri sistemi europei, come si è visto, prevedono questa formula, ma gli introiti derivanti dalla pubblicità (e, di conseguenza, le interruzioni pubblicitarie) in Italia sono molto elevati, secondi solo a quelli della Spagna dove però costituiscono pressoché l’unica risorsa. Il finanziamento misto così concepito ha portato la Rai a snaturare la sua vocazione di servizio pubblico e, per inseguire l’audience delle tv private, ha inserito nei suoi palinsesti molti programmi di natura commerciale a scapito di approfondimento e cultura. Bisogna precisare che il sistema pubblico italiano si trova ad operare nel contesto, del tutto anomalo, di un sistema duopolistico in cui la Rai e le tv private del gruppo Mediaset si dividono la maggior parte delle risorse pubblicitarie e dell’ascolto (e sarà così anche con l’avvento del Dtt). Le storiche alleanze fra politici, media e poteri occulti hanno impedito l’entrata in scena di altri gruppi competitivi per quote di mercato ed accessi alle infrastrutture.

mercoledì 16 settembre 2009

PDL: COSA STA SUCCEDENDO?


Di Enzo Di Natale

Ci sembra doveroso analizzare la situazione interna al nostro partito e le fibrillazioni che negli ultimi giorni hanno visto protagonisti i due coofondatori, ma soprattutto i due mondi a loro affini.E’ evidente infatti, che gli ambienti vicini ai due Presidenti, uno del Consiglio e l’altro della Camera, hanno intrapreso a modo loro la strada dello scontro frontale, e se pur la lotta è impari il risultato non sembra affatto scontato.Da una parte Berlusconi e le sue armi prime su tutte Rete 4 e Studio Aperto, il Giornale e Panorma,dall’altra Fondazione Fare Futuro e il Secolo che a colpi di servizi e articoli hanno creato un vero e proprio fronte.Ma ciò che a noi interessa non è l guerra parallela degli apparati ma le dinamiche che il nostro caro Lider Maximo ha inevitabilmente innescato con le sue prese di posizione.
A noi, ex di Alleanza Nazionale , neo PDL e non Berlusconiani a prescindere, il confronto-scontro piace, anzi personalmente l’aspettavo con ansia.
Le mosse di Fini, i suoi interventi non sono infatti ascrivibili ad un ruolo super partes, quello di Presidente della Camera, ma piuttosto a quello di numero 2 del primo partito italiano. Si inseriscono infatti in un disegno lungimirante che la creazione del PDL non era che il primo step.
La scomparsa di A.N. e la sua fusione con Forza Italia, da molti vista come una vendita al capo per fini utilitaristici personali, si inquadra ora in un progetto di più ampio respiro e legittima quanti hanno sempre sostenuto che quella fusione era indispensabile per creare una nuova destra che per peso e significato non avrebbe avuto eguali nella storia.
Era quello di cui aveva bisogni Fini per ambire a più alti risultati, non personali ma piuttosto ideali e politici.
La sue mosse attuali ci dimostrano che, per fortuna, esiste ancora in Italia lo spazio per la politica. Nonostante i veleni, nonostante un clima che sembra degenerare di giorno in giorno, c'è ancora chi, a destra, ha il coraggio di scommettere sui contenuti, di ragionare invece di urlare. C'è ancora chi ha il coraggio di pensare alla realtà. Su immigrazione, interesse nazionale, tipo di patria, globalizzazione, catalogo dei valori e dei principi non solo nelle Fondazioni ma dentro il Pdl si può e si deve aprire una discussione, dove vince chi convince. Si può essere più o meno d'accordo sulle analisi politiche di Fini ma una cosa è certa: il tono è quello giusto per cercare di far uscire l'Italia da un sentiero impervio e scosceso che non porta in nessun posto. Che aumenta solo le probabilità di caduta.
La battaglia di Fini è dunque una battaglia diversa , per contenuti e tempi di svolgimento , da quella che gli viene quotidianamente imputata: non una guerra di logoramento e d’usura ai danni del Cavaliere, che sarebbe in effetti un suicidio politico, ma appunto una battaglia di idee , e conseguentemente anche politica , finalizzata a due obiettivi di massima: da un lato, la creazione di un blocco sociale, politico e culturale che possa stabilizzare il berlusconismo, dandogli un futuro, e rendere permanenti le trasformazioni che hanno investito il sistema politico nell’ultimo quindicennio, a partire dal bipolarismo; dall’altro, la definizione di un orizzonte ideale, di un sistema di valori, di uno stile politico, diversi da quelli che caratterizzano attualmente il centrodestra, meno orientati al populismo e alla demagogia antipolitica, maggiormente aderenti al modo d’essere e di ragionare dei partiti e delle forze che si riconoscono nella famiglia del popolarismo europeo.
Certo anche il nostro Gianfranco, nei confronti della base e della militanza, ha qualcosa da spiegare.
Perché da coofondatore e anche cooresponsabile di alcuni deficit di democrazia interna che non possono essere accettati da un partito del 30-35 %.
Lacune democratiche che in maniera diversa stanno ora affiorando e innervosendo lo stesso Fini.
Ma forse sarà stata una strategia, e lui da grande stratega, aveva forse appreso che per imporre una dialettica interna si doveva prima creare il Partito e poi si dovevano vincere le elezioni politiche del 2008, e solo allora si poteva intraprendere la sua battaglia, volta a trasformare il PDL in un partito vero. Con un leader, certo, ma anche con una base militante, con dirigenti e quadri che trovino qualcuno a Roma disposto ad ascoltarli, con una sua autonoma piattaforma culturale, con molte anime e sensibilità al suo interno, tutte legittime e rispettose le une delle altre, come si conviene ad un partito che è nato per essere inclusivo e plurale, per parlare a quanti più italiani possibile, per imporre nella società italiana una presenza non effimera. Un partito che dovrebbe essere la cinghia di trasmissione attraverso la quale stabilire un dialogo continuo e costruttivo con la società italiana nelle sue diverse articolazioni. Non solo un partito carismatico e plebiscitario inteso come semplice comitato elettorale, come forza d’urto da mobilitare solo in occasione di adunate propagandistiche e di scadenze alle urne.
Questo, per chi lo abbia ascoltato con attenzione, è stato il senso autentico dell’intervento di Fini a Gubbio. Un invito al realismo e all’intraprendenza, alla sobrietà nello stile e al coraggio delle idee, un invito a fare politica fuori da una logica di continua emergenza, un invito a cambiare marcia affinché il Pdl, che resta una grande intuizione politica, ma le intuizioni debbono prima o poi concretizzarsi, possa dispiegare al meglio tutte le sue potenzialità.
Voglio concludere con uno slogan che penso rappresenti bene le nostre aspettative:
“Con Berlusconi oggi, oltre Berlusconi domani.”
P.s.
Invito tutti i visitatori del nostro sito a lasciare un commento sul forum, dove ho aperto uno spazio di discussione. Grazie.

mercoledì 8 luglio 2009

Pd: simpatia, quaesta sconosciuta


Perché ha scelto di stare dalla parte di Franceschini? "Perché è il più simpatico" In queste semplici parole Debora Serracchiani ha sintetizzato la più importante svolta politica della sinistra degli ultimi tempi. Peccato che nel Partito Democratico non l’abbia capito nessuno. Anzi, la Serracchiani, prima osannata (quando era solo una utile idiota da usare in campagna elettorale come specchietto per le allodole), è stata demolita per avere usato queste parole con una serie di attacchi davvero atroci. Eppure nell’aggettivo “simpatico” usato dalla Serracchiani, c’è (o meglio ci sarebbe potuta essere) la vera svolta politica che in vista del nuovo congresso il PD dovrebbe fare sua. Lo ha detto per primo Luca Ricolfi, nel libro “Perché siamo antipatici. La sinistra e il complesso dei migliori prima e dopo le elezioni del 2008”, pubblicato qualche tempo fa da Longanesi. Lo hanno detto gli elettori, che hanno pesantemente bocciato la sinistra sia alle europee sia alle amministrative facendola scomparire praticamente ovunque, arrivando a minacciarla anche nel cuore delle regione rosse. Lo dice l’unica voce “nuova” che si è affacciata sulla scena politica della sinistra italiana. Ma tant’è. La sinistra ascolta solo se stessa. Come ad esempio ci ha dimostrato Bersani nei suoi discorsi di questi giorni. Qualcuno ricorda una affermazione, un concetto, una idea detta da Bersani? Lo stesso si potrebbe dire di Franceschini che, seppur simpatico alla simpatica Debora, non è stato capace, in due mesi di campagna elettorale di dire nulla. Qualcuno, tolti gli insulti ai figli di Berlusconi, ricorda una cosa detta da Franceschini? Ora la Serracchiani, sulla quale sono state dette un sacco di bugie, come quella secondo cui avrebbe preso più voti di Berlusconi (falso: nel Nord Est Berlusconi ha preso 391.362 voti, mentre la Serracchiani ne ha presi 144.558, basta andare sul sito di repubblica dove sono pubblicati i dati, non gli articoli!), ma nulla in confronto agli insulti che le hanno scaricato addosso i suoi compagni, ha detto una profonda verità. Come tutti sanno, simpatia vuol dire “attrazione istintiva verso qualcuno o qualcosa” (Dizionario Gabrielli): evidentemente a sinistra sono più importanti la presunzione, l’odio, il disprezzo, l’autoreferenzialità. Peccato per il PD e peccato per il paese. La sinistra ha tante cose da dire, ma se non ritorna ad essere “simpatica”, non riuscirà mai a dirle a nessuno.

mercoledì 1 luglio 2009

LETTERA APERTA AI COORDINATORI NAZIONALI FIRMATA DE ANGELIS & CO.


Roma, 30 giu -I deputati abruzzesi del Pdl (Dell’Elce, Castellani, Scelli, Pelino, Toto, Aracu e De Angelis) in data odierna hanno inviato ai coordinatori nazionali del Pdl la seguente lettera:


“Nella nostra Regione Abruzzo si è verificata in termini elettorali una vera e propria rivoluzione.Non solo la vittoria alle regionali e l’ottimo risultato alle europee che il Pdl ha riportato, ma la riconquista stessa di tre provincie su quattro – essendo le provinciali dell’Aquila posticipate – e di città importanti e simboliche come Teramo e Pescara, hanno dato un segnale chiaro su quanto la cittadinanza riponga nel centrodestra la sua fiducia e le sue aspettative.Dalle elezioni politiche e regionali è stata prodotta una compagine significativa di rappresentanti dei cittadini che si sono messi da subito all’opera, con dedizione e senso del sacrificio, per dare concreta conferma alle aspettative dei propri elettori e visibile realizzazione del programma elettorale, che poneva il rinnovamento meritocratico della classe dirigente regionale e locale al centro del rilancio del territorio.Nella fase attuale, sicuramente complicata dall’evento sismico, la classe politica abruzzese è chiamata a indicare e nominare un gran numero di dirigenti e funzionari nonché a costituire le giunte cittadine e provinciali.Non è oltremodo accettabile che le valutazioni di merito e addirittura le indicazioni specifiche dei nominativi avvengano a totale insaputa dell’ottanta per cento degli eletti nazionali e regionali.Eppure è proprio ciò che sta avvenendo.I luoghi preposti al rinnovamento selettivo e meritocratico della dirigenza abruzzese non possono essere domicili privati o il bar di Palazzo Madama o, data l’esiguità del numero delle personalità coinvolte, il suo ascensore.I sottoscritti deputati del Pdl abruzzese non sono disposti ad accettare responsabilità per scelte non condivise, così come non se ne prenderanno i meriti.Riteniamo che siate resi edotti della situazione, qualora vi sia ignota, affinché non vi colgano alla sprovvista eventuali nostri atti politici volti a riaffermare la nostra dignità istituzionale, il diritto di rappresentanza dei nostri elettori e la democrazia interna del nostro comune partito.

venerdì 30 gennaio 2009

IL CASO BATTISTI

1977. Cesare Battisti, all’età di 23 anni, lascia una carriera da delinquente comune per abbracciare la lotta armata. Da un punto di vista culturale e d ideologico è ancora alla prima elementare, ma è freddo e spietato e quelli sono anni in cui uno così vale più di un intellettuale.
Entra nei PAC, i Proletari Armati per il Comunismo,un gruppo di terroristi rossi specializzati in operazioni di bassa macelleria, come le spedizioni punitive contro i nemici della rivoluzione. Insieme a loro, stabiliranno i giudici, nel giro di un anno Battisti ucciderà quattro persone: il maresciallo degli agenti di custodia Antonio Santoro;i negozianti Lino Sabbadin e Pierluigi Torregiani; l’agente della Digos Andrea Campagna. Le sentenze che hanno condannato a due ergastoli dicono che contro Santoro e Campagna fu Battisti a premere il grilletto. Nelle altre due operazioni si limitò ad azioni di copertura o pianificazione. Arrestato nel giugno del 1979, due anni dopo evade dal carcere di Frosinone. Nel 1990 viene ammanettato a Parigi, ma dopo pochi mesi viene scarcerato: la “ dottrina Mitterand” garantisce una vita tranquilla ai terroristi, specie se rossi. Torna in prigione nel 2004 e scarcerato poco dopo, con l’aiuto dei servizi segreti francesi, riesce a fuggire in Brasile, dove viene di nuovo arrestato due anni fa. Nega di aver ammazzato, ma non nega di aver pianificato e coperto come in occasione dell’omicidio del macellaio Lino Sabbadin, ucciso quasi contemporaneamente all’orefice Torregiani. Contro di lui valanghe di testimoni, tra cui i suoi ex compagni di mattanze e la fidanzata di allora.
Fosse un terrorista di destra, starebbe marcendo in carcere da decenni e ci saremmo tutti scordati di lui. Ma lui è un terrorista di sinistra, e così la scrittrice parigina Fred Vargas, amicissima di Battisti, è stata portata dalla Bruni all’Eliseo,a parlare con Sarkozy. Il quale, ha fatto sapere la Vargas, si è detto d’accordo “ sul fatto che il caso della Petrella e quello di Cesare erano simili”. E visto quanto Sarkozy si è speso per la Putrella, a pensar male si rischia di indovinarci.
Per questo Battisti ha bisogno di ergersi a martire internazionale della libertà, a emblema delle ingiustizie del regime berlusconiano. Per questo è costretto a circondarsi dalla solita cricca di filosofi e intellettuali impegnati e si fa scudo con i loro appelli. Perché se torna ad essere un condannato all’ergastolo con sentenza definitiva per delitti di terrorismo, che poi è quello che è, per lui è finita.
P.S.
Questa che segue è la definizione organica del concetto giuridico di rifugiato, contenuta nella Convenzione di Ginevra firmata il 28 luglio 1951:
“Colui che, (...) temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese, di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese: oppure che, non avendo la cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di tali avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra.”

martedì 23 dicembre 2008

LEZIONI DI POLITICA, BY PD!

Pescara, Napoli, Potenza, …..Roma!
E’ su quest’ultima città che ho scelto di soffermarmi, poiché, secondo me, è racchiusa una sintesi della politica posta in essere dal PD. Vediamo perché.
2005: l’allora Sindaco di Roma Walter Veltroni, attuale Segretario del PD, affida ,con una delibera, la concessione dei lavori di manutenzione di 800 km di strade, per una durata di nove anni, ad un unico soggetto: Alfredo Romeo.
I dubbi su quella delibera della giunta guidata da Veltroni li avevano tutti ma proprio tutti. Europa compresa, alla quale si erano rivolti i parlamentari europei Alfredo Antoniozzi, oggi assessore della giunta guidata da Gianni Alemanno e Antonio Tafani , nominato commissario Ue. Quella delibera rappresentava una “grave infrazione delle norme europee ed italiane in materia di lavori pubblici”. Per l’allora Sindaco di Roma, Walter Veltroni, no.Quella delibera non solo era valida, ma anche un modello al quale rifarsi, al punto da mettere tutto per iscritto, inviando alla direzione generale mercato interno e servizi della Commissione Europea, una corposa lettera piena zeppa di riferimenti normativi e principi giuridici. Il significato della lettera era il seguente: Siccome troppi appalti sono un problema, meglio dare tutto ad un unico soggetto che offre tutte le garanzie. E così la Romeo aveva tutte le competenze necessarie per fare ciò che avrebbe dovuto fare. Avrebbe, visti i risultati di quei giorni. Ma i dubbi della Ue non riguardano solo e soltanto l’affidatario del servizio, ovvero la Romeo, quanto il metodo seguito dal comune di Roma per l’assegnazione del servizio. Quella famosa delibera, infatti, infrangeva tutte le normative europee in materia di gare d’appalto. Ma anche su questo punto Veltroni è evasivo, anzi elude proprio il problema. “ Fino ad oggi gli enti locali proprietari di un patrimonio stradale hanno proceduto o con lo strumento tradizionale d’appalto, o con il global service. Nessuno dei due istituti è sembrato idoneo ad assicurare il soddisfacimento continuativo delle obiettive esigenze della collettività locale.” Insomma le regole generali non valgono per noi. Ed è sulla base anche di questi argomenti che l’attuale sindaco di Roma Gianni Alemanno, ha revocato la delibera che affidava alla Romeo la gestione delle strade di Roma. Rispetto a quanto scrive Veltroni alla Ue, l’attuale giunta ha toccato con mano le gravi colpe e le gravi inadempienze della Romeo Gestioni.
Su tutta la questione, oggi ci sarà una conferenza stampa dei tre segretari del PD, del Lazio, di Roma città e di Roma provincia. Non ho ragione di diffidare di ciò che diranno. Ma non erano loro, a governare, e dunque viene spontaneo pensare che siano solo mandati avanti, perché non sia Veltroni a parlare.
Ma il salto mortale non è questo. Questa è ipocrisia travestita da prudenza politica. No, il salto mortale consiste in altro. Proprio ieri esponenti del PD del Lazio hanno chiesto una commissione d’indagine sugli appalti a Romeo, ma solo quelli attribuiti dalla Regione Lazio e solo quando era Francesco Storace ad amministrarla per il centrodestra, naturalmente. Ciò che per se stessi è motivo di imbarazzo e di silenzio, per gli avversari diviene elemento di accusa.
Ed ora mi chiedo: “ ma come è possibile che nella mente di persone che partoriscono blog nominati La Fattoria degli Animali, in quelle menti capaci di sottolineare le presunte ingiustizie di Berlusconi &Co., non appare in tutta evidenza che il Bispensiero Orwelliano si declina benissimo in tutto ciò che ho esposto?”
La convinzione che tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri, non è forse esplicitamente provata dall’operato del Pd romano?
E nella realtà poi, tutte le volte che si ha a che fare con persone e partiti che pretendono di essere “eletti” dal punto di vista etico, finisce poi sempre come in quel libro geniale: “ Le creature di fuori guadavano dal maiale all’uomo, dall’uomo al maiale e ancora dal maiale all’uomo, ma era loro impossibile distinguere fra i due.”

giovedì 20 novembre 2008

Il "Tiranno Silvio" l'ha creato la sinistra!

Signori e Signorini progressisti che vi alzate la mattina denunciando l’esistenza di Berlusconi, che di per sé è un reato; e vi coricate ogni sera denunciando l’insistenza di Berlusconi a voler vivere ad ogni costo, che lo rende scandalosamente recidivo, (...) (...) state a sentire: Berlusconi l’avete inventato voi. È figlio vostro per le ragioni che ora vi esporrò. Lo dico mentre esce l’ennesimo libro contro di lui dell’ottimo Massimo Giannini, “Lo Statista. Il Ventennio berlusconiano tra fascismo e populismo” (Baldini & Castoldi Dalai). Un libro esagerato già nel titolo perché parla di un ventennio che non c’è; mai vista una critica preventiva su un ventennio che non è ancora terminato. È un libro prevenuto anche in senso cronologico. Ma è esagerato soprattutto nel riprendere il più becero repertorio di demonizzazione, pur nobilitato in forma di analisi dal notista politico de la Repubblica: Berlusconi fascista, populista, perfino totalitario. Ma se c’è la libertà di pubblicare questi libri, a volte editi dallo stesso Berlusconi, se nessuno viene represso e perseguitato, se è possibile votare liberamente e democraticamente e vedere il Cavaliere alternarsi a D’Alema e Prodi, se siamo liberi di vivere pensare scrivere come crediamo, è ridicolo parlare di totalitarismo ed è offensivo per chi ha realmente patito sotto regimi totalitari. Il disprezzo per l’Italia reale In realtà Berlusconi lo avete inventato voi. È figlio della demonizzazione che lo accompagna da quando è sceso in campo. È figlio della vostra denigrazione permanente, dell’irrisione di tutto ciò che fa, che dice, che indossa, che pensa. È figlio della vostra intolleranza verso l’unico Padrone contro cui vi siete scagliati negli ultimi decenni, magari con il plauso degli altri padroni. È figlio del malgoverno dei vostri governi, della vacuità dei vostri leader, dell’arroganza culturale delle vostre caste, intellettuali, giudiziarie, mediatiche. È figlio di tutto ciò che gli attribuite: per Giannini ad esempio è colpa di Berlusconi se in Italia riappaiono squadristi, Licio Gelli, più razzismi vari. Era colpa di Prodi se c’erano spacciatori clandestini, pedofili e si rivedevano terroristi rossi?
Persini la tv berlusconiana, sbarazzina e un po’ idiota, nacque per contrappeso alla vostra informazione cupa e ideologica. La gente non ne poteva più del vostro razzismo etico, del vostro razzismo per l’Italia reale e popolare. E dopo dieci Santoro vuole un Fede. Berlusconi è figlio del vostro settarismo elitario, del vostro antifascismo intollerante a fascismo sepolto, un antifascismo come mestiere e come religione.E gli italiani che di religione ne hanno già una antica e radicata, non vogliono sentir parlare di un’altra religione politica, per giunta, senza Dio e senza pietà per i non credenti. Berlusconi al potere lo avete portato voi, con i vostri governicchi, la vostra incapacità. Siete stati i suoi sponsor e agenti pubblicitari. Lo avete innaffiato voi con il vostro fiele e la vostra mondezza. Avete costruito voi al rovescio il mito dell’Uomo Della Provvidenza, il Decisionista, l’Ubiquo e Onnipotente. Offrendo agli italiani a basso prezzo il prototipo di un dio in terra. E ora di che vi lamentate? Totalitario Berlusconi è nei vostri deliri, perché lo vedete dappertutto. Lo avete poi maledetto perché era un importatore del Nuovo o della seconda repubblica;istigandolo così al doroteismo, al riciclaggio di detriti anche brillanti del socialismo e della D.C. Lo avete costruito voi come un puzzle, giorno dopo giorno. E gli avete soffiato voi, col vostro fiato, l’anima che ora volete dannare. Lo avete poi accusato di liberismo e di far west, e ora lo condannate perché interviene nell’economia e sulle banche. Se esiste davvero quel che voi chiamate berlusconismo, voi ne siete figli naturali. Avete assimilato il populismo facile, la telepromozione; il veltronismo è un berlusconismo minore oltre che minoritario, tutto immagine, America e fiction; ma anche il dipietrismo è la sua versione rozza e terrona: l’antipolitica, il linguaggio diretto e impulsivo, il decisionismo. Allora vi consiglierei nel ventennale della caduta del Muro di Berlino che poi fu la caduta del Pci, do scrivere a rovescio la storia del berlusconismo, come la storia della sinistra che si guardò allo specchio e fuggì atterrita. Il berlusconismo come il rovescio speculare dell’ideologia sinistrese, il frutto delle sue incubazioni e dei suoi incubi. Scrivete la storia del fantasma berlusconiano che nasce dalla vostra mente, e descrivete in lui il triplice aborto della sinistra italiana: il fascismo, il populismo e il totalitarismo. Ecco un libro necessario da scrivere e da capire: una sinistra così si merita Berlusconi esattamente come lo descrive. Se il berlusconismo è l’effetto collaterale del sinistrismo, Berlusconi è tutto ciò che volete essere e non siete.

lunedì 25 agosto 2008

PROGRAMMA FESTA DEL TRICOLORE AIELLI 6 e 7 SETTEMBRE 2008

SABATO 6 SETTEMBRE
(Aielli Stazione)
Saluto del Presidente del Circolo AN Aielli Stefano Di Censo.
Ore 17:00 Apertura con commemorazione ai caduti ed esibizione canora.
Ore 17:50 Saluto del Coordinatore Provinciale AN Emilio Iampieri.
Ore 18:00 Tavola Rotonda: “Politiche giovanili” con la partecipazione di Carlo Fidanza,Vice
Presidente Nazionale Azione Giovani e Armando Floris, Presidente Provinciale Azione Giovani,
coordina dott. Enzo Di Natale.
Ore 19:00 Intervento On. Maurizio Scelli.
Ore 20:00 Cena con Piatto tipico locale “Pecora al Cotturo” e serata danzante.

DOMENICA 7 SETTEMBRE
(Aielli Alto)
Ore 16:00 Apertura con commemorazione ai caduti ed esibizione canora.
Ore 16:45 Saluto del Coordinatore Provinciale AN Emilio Iampieri,
Ore 17:00 Convegno medico “Gli screening di prevenzione oncologica del tumore dell’utero e
dell’intestino”; partecipa il dott. Vincenzo Maccallini.
Ore 17:45 Presentazione libro “Le lance spezzate” di Salvatore Santangelo
presso la Sala Don Antonio Di Pietro.
Ore 18:15 Interventi dell' On. Marcello de Angelis e dei
Senatori Fabrizio Di Stefano e Filippo Piccone.
Ore 20:00 Cena con Prodotti tipici locali e serata danzante.
Alla manifestazione parteciperanno i Sindaci e gli Amministratori PdL della provincia dell’Aquila.
ALLEANZA NAZIONALE AIELLI PER IL POPOLO DELLA LIBERTA’

venerdì 8 agosto 2008

Dalla parte della Meloni


Il Ministro per le Politiche Giovanili Giorgia Meloni è stata in questi giorni al centro di un dibattito per aver chiesto un “gesto” simbolico agli atleti italiani impegnati alle olimpiadi di Pechino. L’unica esponente del Governo Berlusconi che si è distinta dalla linea ufficiale considerando “ interessanti tutte le iniziative che possono concentrare l’attenzione sul Tibet”.
Un pensiero, quello della Meloni, che riteniamo giusto per tre motivi.
La Ministra non ha incitato gli atleti a non partecipare, non ha cioè cercato il boicottaggio dei giochi, ma ha invitato i concorrenti italiani a compiere un gesto che marcasse una protesta nei confronti della Cina.
Cercare l’appoggio dei protagonisti italiani per una causa tanto nobile non è semplicemente “chiedere allo sport quello che spetta alla politica”- per usare le parole del Presidente del Coni Petrucci – ma usare gli stessi mezzi che usa la Cina per nascondere le nefandezze del più crudele e spietato regime contemporaneo.Si perché l’oligarchia cinese usa i giochi olimpici per apparire, per oscurare l’altra faccia del miracolo cinese: la repressione spietata delle minoranze nazionali e di qualunque richiesta di diritti politici e sindacali, il record mondiale delle esecuzioni capitali,il sostegno ai regimi più impresentabili del pianeta, lo sfruttamento bestiale nelle fabbriche, le condizioni miserabili di tanta parte delle campagne, la catastrofe ecologica diffusa e infine la presenza al vertice di una casta chiusa e correttissima. Ed allora è giusto invitare tutti gli atleti ad usare quello stesso palcoscenico per ridare luce a tutti questi temi messi nell’ombra.
Coloro che dissentono dalle dichiarazioni della Meloni, lo fanno argomentando che lo sport deve rimanere fuori dalla politica. Ma secondo voi, la scelta di Pechino 2008, non è stata una scelta politica? A decidere dove si tengono i giochi è il Cio, un gruppo di signori che prendono le proprie decisioni solo in base ai proventi ricavabili dalle sponsorizzazioni e dalla vendita dei diritti televisivi. Non meraviglia che non abbiano nessun problema a scegliere regimi dittatoriali: sono proprio questi, infatti, che, se vogliono, possono spendere più soldi e dunque far riuscire più grandiosa e spettacolare la manifestazione. La scelta della Cina è stata perciò una scelta avveduta: un grande Paese in crescita impetuosa e con una quantità di risorse da spendere , un regime sicuro del fatto suo ma spasmodicamente bisognoso di far dimenticare le proprie brutture.Non è politica pure questa?E infine, mentre scrivo, mi viene in mente un’immagine. Una foto in bianco e nero, due ragazzi di colore con il capo chinato, lo sguardo rivolto verso il basso ed il pugno, fasciato da un guanto nero, alzato. Era il 1968 ed i due atleti afro americani usarono quel “gesto” per spostare l’attenzione sul riconoscimento di diritti uguali per ogni essere umano indipendentemente dal colore della pelle. Sarebbe la medaglia più bella per i nostri atleti. La medaglia della Storia.

mercoledì 23 luglio 2008

L'ABRUZZO VERSO LE ELEZIONI REGIONALI


Dopo poco più di una settimana dal terremoto giudiziario che ha falcidiato la giunta Del Turco la partita si è già spostata su un altro piano: le nuove elezioni. La vorticosa giostra di preparazioni alle prossime inaspettate elezioni si è messa in moto ma si dovranno chiarire ancora molti aspetti tecnici. Ieri Enrico Paolini, vicepressidente vicario, ha firmato il decreto n.91 del 21 luglio 2008 con il quale si da' atto che "per effetto delle dimissioni rassegnate dal Presidente della Giunta regionale Ottaviano del Turco, il Consiglio regionale e' sciolto ed e' dimissionaria la Giunta regionale a norma dell'art.44, comma 5, dello Statuto regionale 28/12/2006". Il Consiglio regionale e la Giunta regionale sono così prorogati sino alla proclamazione degli eletti nelle nuove elezioni. Considerato il rispetto dei termini previsti dalle leggi vigenti, la prima data utile per il voto dovrebbe essere quella del 30 novembre.
Ottaviano Del Turco, emblema del vecchio sistema partitocratico, membro del "candido" PSI, sfuggì all'inchiesta "Mani pulite" nel 1992. Malgrado tutto ha ricoperto il ruolo di Presidente della Commissione Antimafia e Ministro delle Finanze fino agli ultimi incarichi di dirigente del Partito Democratico e Presidente della Regione Abruzzo, un ottimo esempio di moralità politica!
Intanto il Circolo Alleanza Nazionale Aielli si prepara ad affrontare una nuova campagna elettorale sotto i migliori auspici, cercando di dare un contributo pulito a questa vecchia classe politica che ha letteralmente fallito.
Ufficialmente la campagna elettorale si aprirà con l'evento clou che sarà la festa del Tricolore ad Aielli il 6 e 7 settebre 2008.

giovedì 22 maggio 2008

GIORGIO ALMIRANTE: 20 ANNI DALLA SUA MORTE



Il 22 maggio 1988, all’età di 74 anni scomparve il grande leader missino: Giorgio Almirante. Lasciando da parte la sua biografia che potrete comunque leggere sul sito a lui intitolato, vorrei soffermarmi sul significato politico della sua lunga attività. Parto da una citazione di un libro che ho finito di leggere proprio ieri – Almirante di Franco Servello, Rubbettino Editore – dove l’autore muove dalla convinzione della straordinaria attualità delle sue analisi dei problemi italiani e dal carattere innovativo delle sue proposte in campo istituzionale. Un’attualità, quella di Almirante, che deriva dalla sua capacità di guardare dentro l’anima italiana, e di arrivare in profondità. Ma veniamo alla citazione, così Servello spiega tale capacità: “ Aveva forse virtù profetiche? Era per caso un raffinato sociologo? No, non era né un Nostradamus né un Max Weber. Era solo un uomo capace di entrare in particolare sintonia con la sua gente e che conosceva il popolo italiano come pochi, dal momento che aveva passato gli ultimi quarant’anni della sua vita a visitare, provincia per provincia, comune per comune, il territorio del Belpaese. La sua era una conoscenza diretta degli italiani, fatta da una miriade di incontri, di volti, di voci, di storie che egli sapeva memorizzare e fare propri. Non aveva bisogno né di un Mannheimer né di un Piepoli per sapere che cosa si muoveva dentro le viscere del Paese.” Il leader della destra italiana apparteneva a quella categoria di uomini che si dimostravano capaci di visioni di “lunga durata” in virtù del fatto che riuscivano a stabilire una forte identificazione con la loro gente. La “lunga durata” che Almirante aveva dell’Italia si rivela oggi, tra le altre cose, nell’urgenza delle riforme istituzionali, le riforme a lungo promesse e mai realizzate. Il leader missino prevedeva il dissesto del Paese in caso di mancato cambiamento delle istituzioni. “o la Nuova Repubblica o il caos”, dichiarava Almirante in uno dei passaggi più forti del suo libro Processo alla Repubblica, uscito nel 1980. Ebbene, sarà anche suonata, ventotto anni fa, come la frase a effetto di un irriducibile oppositore al sistema. Ma guardate come si esprime oggi un attento osservatore dei fatti italiani come Gianpaolo Pansa per descrivere la situazione del Paese nel 2008: “ Non ci troviamo ancora dentro al caos ma siamo sulla strada buona per arrivarci. E poiché le situazioni di disordine nascono quasi sempre dalle disfunzioni della politica, se osservo quanto accade in Italia non mi sento per nulla rassicurato. Il sistema dei partiti è imballato e spappolato. E ogni giorno mette in mostra quell’ammasso di macerie che è diventato: un tritume di parrocchie politiche, ormai ingestibile da chiunque.” Il caos previsto da Almirante è forse arrivato? Se non è ancora arrivato poco ci manca.
“ Sta scoppiando tutto” ammoniva il leader missino. Oggi quella crisi è deflagrata. Ed è scoppiata nei cuori e nelle menti della nostra gente. E’ scoppiata nella forma di una percezione diffusa di declino. Bisogna risalire forse all’immediato dopoguerra per ritrovare tanto pessimismo nel popolo italiano. Tanta frustrazione è stata causate dalle tante promesse di libertà, efficienza e modernità non mantenute. Quelle riforme a lungo annunciate e mai arrivate. L’antipolitica che torna prepotentemente a farsi sentire viene da questa frustrazione: dalla delusione alla rabbia il passo è breve. Molte furono le “lunghe vedute” di Almirante anche in questo contesto. Il leader del MSI lanciò con forza la campagna contro la partitocrazia proprio quando , sul finire degli anni settanta, si sentono i primi scricchiolii dentro la società. Ma Almirante non cedette mai alla tentazione dell’antipolitica. Il MSI di allora si pose infatti come l’approdo e l’alternativa e non come la semplice cassa di risonanza di pulsioni antisistema. C’è l’idea della Nuova Repubblica unita alla preoccupazione di tenere lontane e disattivare le spinte eversive.. Emblematico al riguardo uno spezzone di un suo discorso: “ Non si tratta del processo di una classe dirigente di partito a una classe dirigente di potere, né del processo di una fazione ad un’altra fazione. Si tratta del processo morale e politico che il cittadino italiano in quanto tale muove a coloro che lo hanno reso estraneo alla cosa pubblica, che è il significato vero e antico di quel privatissimo ente che oggi si chiama Repubblica”. Oggi di questa stessa Repubblica si celebra il processo ovunque. Si celebra nelle piazze e nei blog di Beppe Grillo. Si celebra nei best-seller come La Casta di stella e Rizzo. Si celebra nei talk-show di Santoro e Floris. Ma la differenza è che la critica di Almirante fu una critica che aprì le porte alla speranza, laddove gli odierni fustigatori sembrano condurci verso la tetraggine e il pessimismo, vizi tipici di chi non riesce a guardare al di là della notte della Repubblica. Almirante, che aveva lanciato in splendida solitudine l’idea della Nuova Repubblica, non era uno “sfascista” e non puntava alla disgregazione del Paese anche quando il suo attacco al sistema era più duro e feroce. Anche per questo la democrazia italiana gli deve molto.
Voglio concludere utilizzando ancora le sue parole, che per un ragazzo di ventisei anni sono cariche di significato:

“ Sono stato educato nel quadro di un sistema che ho visto crollare. Sono stato proiettato in una guerra che ho visto perdere e che ho perduto fino in fondo. Ho preso parte ad una guerra civile dalla quale sono uscito sconfitto. Eppure non vedo il buio dinanzi a me e il messaggio che vi indirizzo, giovani, è il messaggio della speranza armata di volontà”.





Scritto da: Enzo Di Natale

sabato 17 maggio 2008

LA MORALE SPAGNOLA


La vicepresidente del governo spagnolo Maria Teresa Fernàndez de la Vega afferma che i toni del governo Berlusconi sono improntati a un tipo di violenza, razzismo e xenofobia che il governo Zapatero non può compatire. Infatti, il governo Zapatero non spara dichiarazioni anti-stranieri. Spara agli stranieri, direttamente. Ordinando alla polizia di sparare, infatti, venne a capo dell’assalto di clandestini che con rudimentali scale cercavano di scavalcare la doppia barriera di acciaio e filo spinato di 11 Km di perimetro e 6 metri di altezza costruita attorno a Melilla, enclave spagnola sulla costa marocchina. E poi diede ordine di iniziare la costruzione di una terza barriera, nel mentre minacciava il governo marocchino di tagliarli gli aiuti economici se non agiva contro gli accampamenti di clandestini ammassati ai confini della stessa Melilla e dell’altra enclave Ceuta. Infatti tra il 23 e 26 dicembre del 2006 varie centinaia di stranieri furono prelevati a forza nella zona, fatti salire su autobus e condotti alla frontiera algerina.Senza sparate xenofobe, il governo Zapatero è anche quello il cui ministero dell’Interno il 3 settembre del 2007 emanò un protocollo per garantire che i clandestini fossero trasferiti in modo “degno e sicuro”. Nei primi nove mesi dell’anno c’erano state infatti 8000 espulsioni, attraverso 500 voli charter o commerciali. Ma un nigeriano ci aveva rimesso al pelle, suicidandosi con una testata contro il tetto dell’aereo dopo essere stato ammanettato e imbavagliato. Così è stata emanata la nuova direttiva in base alla quale prima di salire a bordo di un aereo i clandestini dovranno anzitutto essere accompagnati da un certificato medico, per attestare condizioni di salute che potranno eni casi limiti spingere al polizia a sospendere il rimpatrio. E s’. perché per sopravvivere ai rimpatri del governo Zapatero ci vuole un fisico bestiale. Gli immigrati vengono imbarcati con le mani legate e devono rimanere seduti con la cintura di sicurezza per tutto il viaggio. Nel caso diventassero violenti una volta sull’aereo, “potranno essere immobilizzati con mezzi che non pongano in pericolo la loro integrità fisica”. Traduzione? Caschi auto-protezione per impedire che per la disperazioni si spacchino la testa contro le pareti in acciaio e cinture ed indumenti( camicie di forza) per tenere la braccia e le mani bloccate lungo il corpo.”La sicurezza del paese e dei cittadini viene prima di ogni cosa” non l’ha detto né Alemanno, né Maroni, ma proprio Zapatero. Infatti in tutta la durata del suo premierato il Buon Samaritano ha rispedito a casa oltre 800.000 clandestini, soprattutto nord-africani di religione islamica. E ha pure chiuso d’autorità oltre 800 moschee clandestine. “La Spagna lavora per una politica di immigrazione legale e ordinata che permetta di riconoscere diritti ed obbligazioni” ha insistito la signora de Vega. Vallo a ripeter a Janaina Agostinho. Brasiliana di 27 anni che a marzo arrivò a Madrid per recarsi a trovare il fidanzato spagnolo e fu bloccata all’aereoporto per una settimana venendo alla fine rispedita indietro. Aveva un passaporto valido, 500 euro in tasca, il biglietto di ritorno, un’assicurazione per il viaggio e la ricevuta di un Hotel per 21 giorni. Peccato che dieci mesi prima il ministero dell’Interno aveva aumentato i requisiti per i cittadini non UE a 60 euro per ogni giorno di permanenza, cioè per rimanere 21 giorni devi possedere minimo 1260 euro, più un minimo di 540 euro in ogni caso, per qualsiasi emergenza;inoltre la lettera d’invito non bastava più farla davanti al notaio, ma bisognava compilarla presso la polizia, rispondendo ad un apposito questionario… Per la serie: Zapatero non è xenofobo….

venerdì 9 maggio 2008

Il Circolo AN Aielli ricorda Il Presidente Aldo Moro a 30 anni dalla sua scomparsa


Quelle vicende trent'anni fa sono scolpite nella memoria collettiva e chi le visse non potrà più dimenticare i fatti inquietanti che segnarono i cinquantacinque giorni dalla strage di via Fani al ritrovamento del cadavere dello statista democristiano, un corpo rannicchiato dentro una Renault R 4 rossa, parcheggiata simbolicamente a metà strada tra via delle Botteghe Oscure e Piazza del Gesù tra la sede della DC e quella del PCI, in via Caetani.
Il 16 marzo 1978, il presidente dell'allora Democrazia Cristiana italiana, On. Aldo Moro, venne sequestrato a Roma a Monte Mario in via Fani dalle Brigate Rosse e gli uomini della sua scorta vennero assassinati. Venne rapito mentre si stava recando in Parlamento per partecipare al dibattito sulla fiducia del nuovo governo Andreotti costituito con l'appoggio e l'ingresso del PCI nella maggioranza programmatica e parlamentare, da Moro ampiamente favorito. Per tutta la durata di quel sequestro (55 giorni) i media e l'opinione pubblica italiana, europea e mondiale seguirono col fiato sospeso quel tragico fatto. Con vari ultimatum, pena la vita dello statista, le BR chiedono un riconoscimento politico del loro movimento e la liberazione dei brigatisti sotto processo a Torino. PCI-DC erano per la "fermezza", "rifiutare ogni compromesso", il PSI era invece per la trattativa. Passarono 53 giorni di lacerazioni politiche, vennero mobilitati politici di ogni Paese, lo stesso Papa Paolo VI, addirittura Cosa Nostra: invano. Il 9 maggio, dopo 55 giorni di prigionia, lo statista venne ucciso dalle Br. Il suo corpo venne trovato nel bagagliaio di una Renault R 4 rossa, posta emblematicamente a metà strada tra Piazza del Gesù e via delle Botteghe Oscure. Ai funerali parteciparono tutti i partiti, ma fu assente la famiglia, che polemizzò (ed ha sempre polemizzato) "la fermezza"; di aver escluso degli spiragli per trattare la vita del loro congiunto e di avere abbandonato al suo destino e con cinismo, lo statista.

lunedì 5 maggio 2008

Il ritorno delle élite


Il 2,3 e 4 maggio si è tenuto, presso il Monastero-Fortezza di Santo Spirito ad Ocre provincia dell’Aquila il seminario “Il ritorno dell’élite” promosso dalla rivista Area, dall’On. Marcello de Angelis (Direttore della rivista) e dal dott. Salvatore Santangelo. Tre giorni intensi che hanno visto i circa cinquanta invitati, tutti di età compresa tra i venticinque e i trentacinque anni, affrontare lezioni di alto profilo, tenute da personaggi di spicco quali On. Maurizio Scelli, il neosindaco di Roma Gianni Alemanno e vari docenti universitari provenienti da diversi atenei, sui temi dell’economia, della comunicazione, dell’etica, del significato del volontariato e della geopolitica.
Il senso di questa iniziativa, alla sua seconda edizione, è stato quello di far percepire alla nuova generazione la missione che le attende, quella di diventare la nuova classe dirigente di una nazione allo sbando.
In una situazione tutta italiana, nella quale una classe dirigente è tale non perché si sacrifica effettivamente per il bene della nazione, ma perché appartenente ad una fazione ideologica o, ancor peggio, perché portatrice di interessi economici contrastanti l’interesse nazionale, si devono gettare le basi affinché una nuova classe dirigente, una vera aristocrazia del sacrificio, si prepari a prendere in mano le redini dell’Italia. Quali dovrebbero essere i caratteri distintivi di un élite? Si può rispondere con una frase di Marcello de Angelis:”Per una vera élite nulla è sopra la Patria”. Quindi una classe dirigente tutela prima di tutto l’interesse nazionale, nella forma in cui esso si declina dato il momento storico e le condizioni geopolitiche. In secondo luogo è vietata alla nuova classe dirigente una visione ideologizzata, nella quale si cerca di piegare la realtà alla propria. Questo è il punto più importante: un’élite deve costruire una visione complessiva della realtà, un progetto per la propria nazione, che sia flessibile e politicamente realistico senza alzare barriere ideologiche ma dialogando con quelle forze sane, economiche e di rappresentanza sociale, che sono necessarie per un Paese affinché possa liberare le proprie energie.L’on. Marcello de Angelis ha colto l’occasione per salutare tutta la popolazione aiellese alla quale si sente molto vicino, ed ha promesso che a breve tornerà a trovarci per visitare dettagliatamente il nostro paese.
Nella foto allegata all'articolo alcuni giovani con l'On Maurizio Scelli.

Nella colonna di sinistra si può visualizzare l'album fotografico dell'evento.

martedì 29 aprile 2008

ESECUZIONE CAPITALE


Cade Rutelli, Veltroni vacilla. Prodi e Bertinotti non pervenuti. L’ultimo voto segna il crollo di un sistema di potere, morbido e piacione, che voleva partire dalla Capitale per conquistare l’Italia. E invece non solo non ha conquistato l’Italia, ma ha perso pure la Capitale. Qualche giorno fa il manifesto titolava: «Roma non fa’ la stupida». E infatti Roma non ha fatto la stupida, a quanto pare.Il sistema veltronian-rutelliano guidava la città da 15 anni. Ora è ridotto a macerie. Il crac è stato improvviso. E fragoroso come nessuno se l’aspettava. Il primo dato che impressiona, infatti, è la dimensione del successo di Alemanno: oltre 7 punti di differenza sono un’enormità in assoluto, e ancor di più lo sono se si pensa che prima del 13 aprile in pochi consideravano possibile che il candidato del centrodestra arrivasse al ballottaggio. Non solo ci è arrivato, non solo ha fatto paura alla sinistra (fatto che sarebbe già stato considerato un successo), non solo ha vinto. Ha pure stravinto. Fin troppo, non vi pare?Le conseguenze sulla sinistra, in effetti, saranno devastanti. Veltroni sta preparando la valigia per l’Africa, Rutelli chissà. Uno dei pochi a cui, forse, la situazione non dispiace troppo è D’Alema: avrà l’occasione per prendersi le sue rivincite, e magari finirà per consegnare il Pd al robivecchi. We can, ma sì: ora si può. Il pullman in garage, il factotum Bettini a pascolare le capre e il loft occupato dalle truppe baffettate. Perché è vero che si può perdere, «ma anche» la Capitale...La festa di Roma, però, non è solo la sconfitta della sinistra. Intanto è la vittoria di Alemanno, che ha accettato una candidatura che nessuno voleva e che si è fatto, da alpinista qual è, una scalata che al confronto l’Everest è un cavalcavia. Il Pdl vince nella Capitale, vince come progetto complessivo, vince come partito nazionale, vince perché gli elettori hanno capito e apprezzato il coraggio di An nel compiere l’ultima svolta. Sebben che fosse una svolta pericolosa.

martedì 15 aprile 2008

VITTORIA!!!


Grazie Italia, e grazie a tutti gli elettori che hanno dato il loro contributo al trionfo del Popolo della Libertà! I dati definitivi attestano 340 deputati e 167 senatori al centro-destra. Dopo tanto lavoro è arrivata una grande soddisfazione: la VITTORIA. Da queste elezioni viene fuori un dato importante ossia che la sinistra è stata spazzata via dal Parlamento: per la prima volta nella storia italiana a nessun comunista dichiarato spetta un seggio. Non è mai accaduto. Il Popolo della Libertà è riuscito nell’impresa di togliere dal Parlamento la falce ed il martello. Non ci sarà Fausto Bertinotti né Franco Giordano né Vladimir Luxuria né Francesco Caruso e compagnia bella. Non è un sogno, è pura realtà, pretesa dall’elettorato.
In Abruzzo vengono eletti tra le file del PdL 4 senatori: Andrea Pastore, Fabrizio Di Stefano (coordinatore di AN in Abruzzo), Filippo Piccone (sindaco di Celano) e Paolo tancredi. Per la Camera abbiamo l'elezione di otto deputati: Maurizio Scelli, Carla Castellani , Sabatino Aracu, Paola Pelino, Marcello De Angelis , Daniele Toto Giovanni dell'Elce e Lorenzo Sospiri.
Veniamo al nostro paese Aielli, Il Popolo Della Libertà si attesta alla Camera con il 39,6% contro il 37,1% del PD e al Senato il PDL ottiene il 44,2% contro il 37,9% del PD.
C'è da dire inoltre che il Popolo della Libertà ha stravinto ad Aielli Basso ed ha ottenuto un sostanziale pareggio con il Partito Democratico ad Aielli Alto.
Un'ultima considerazione va fatta tenendo conto dei dati delle passate elezione del 2006 quando Forza Italia ed Alleanza Nazionale ottennero quasi 30 voti in meno al Senato e 60 voti in meno per la Camera, questo ci porta ad affermare che il centro-destra ad Aielli ha avuto una rilevante crescita a discapito delle forze di centro-sinistra da sempre molto forti in questo territorio.
Nella colonna di sinistra riportiamo i dati relativi alla Sezione di Aielli in modo dettagliato con una particolare attenzione all'incremento di consensi del PDL rispetto al 2006.

Il gruppo Alleanza Nazionale Aielli ringrazia tutti i cittadini aiellesi che con il loro voto hanno contribuito al successo del Popolo della Libertà.

lunedì 17 marzo 2008

A proposito del Tibet...Tutti devono sapere!

Il Tibet è stato occupato militarmente dalla Repubblica Popolare Cinese negli anni 1949/50. I diritti di autodeterminazione politici, culturali e religiosi sono da allora violati e disprezzati. Lunghi anni di carcere aggravati da violazioni dei principali diritti umani e da torture sono riservate a tutte quelle persone che si adoperano per la libertà e la giustizia.
Le truppe di occupazione cinesi rifiutano qualsiasi tipo di dialogo con i rappresentanti del popolo tibetano e con il Dalai Lama sebbene egli stesso abbia ripetutamente offerto proposte costruttive per una pacifica risoluzione della questione tibetana.
L’antica tradizione democratica e pacifista elvetica spinge pertanto la Svizzera ad adoperarsi per porre fine a questa selvaggia oppressione da parte delle truppe di occupazione cinesi per ridare così al Tibet la sua legittima libertà all’autodeterminazione.
In seguito alla politica di trasferimento della popolazione cinese, attuata dalla Repubblica Popolare Cinese, il popolo tibetano si trova in minoranza nella sua stessa patria.
Oggigiorno vivono in Tibet ca. otto milioni di cinesi ma solo sei milioni di tibetani.
La linea ferroviaria Golmud/Lhasa, già programmata, porterà in Tibet una grande affluenza di nuovi immigranti cinesi.
Diritti fondamentali quali la libertà di associazione, di pensiero e di dimostrazione come pure la libera pratica della religione vengono giornalmente represse. Addirittura il solo possesso di una fotografia del Dalai Lama viene punito severamente. Quotidianamente si devono denunciare incarcerazioni arbitrarie e sistematiche torture ai prigionieri. Molti prigionieri tibetani sono deceduti a causa delle torture e dei maltrattamenti sopportati in carcere.
Durante ed a causa della cosiddetta "Rivoluzione Culturale " (1966/1975) la maggior parte dei monasteri tibetani venne distrutta. Alcuni di essi vennero in seguito ricostruiti ma al loro interno non è ammessa alcuna libera pratica del culto divino. Molte costruzioni sacre vennero degradate ad attrazioni turistiche.
Le donne tibetane devono sottostare al severo programma sul controllo delle nascite; sono spesso costrette alla sterilizzazione ed all’aborto. Le prigioniere sono frequentemente vittime delle violenze perpetrate dalle guardie carcerarie e dal personale della sicurezza.
Alla maggioranza dei ragazzi e dei giovani tibetani viene negata una adeguata formazione scolastica.
Nei programmi scolastici la lingua e la cultura tibetane trovano raramente considerazione.
Tra i profughi dobbiamo contare un numero crescente di giovani costretti ad abbandonare la loro patria per poter ricevere un’adeguata istruzione. Durante la fuga tra gli alti passi per la fatica ed il freddo un grande numero di fuggiaschi trova la morte.
La Rep.Popolare Cinese sfrutta senza alcun riguardo tutte le risorse naturali del Tibet e di conseguenza distrugge il delicato ecosistema dell’altopiano. A causa del disboscamento selvaggio che il Tibet orientale sopporta da anni, circa il 60% delle foreste è andato distrutto. Per questo motivo si verificano regolarmente alluvioni e frane più a valle in India, nel Bangladesh e persino nella Cina stessa.
A proposito il Presidente Gianfranco Fini in un'intervista: "Per la repressione in Tibet è necessario esercitare la pressione internazionale a ogni livello da parte delle organizzazioni internazionali e da parte dei singoli stati. Ma se il primo a dire che non è opportuno il boicottaggio delle Olimpiadi è il Dalai Lama, credo che discutere di questa estrema possibilità sia sbagliato"

mercoledì 12 marzo 2008

Presentate le liste per Camera e Senato del Popolo della Liberta’


L'Aquila - Questo pomeriggio i Coordinatori Regionali di Forza Italia, Sen. Andrea Pastore, e di Alleanza Nazionale, Fabrizio Di Stefano, hanno depositato presso la Corte d’Appello a L’Aquila le liste del POPOLO DELLA LIBERTA’ per Camera e Senato Circoscrizione Abruzzo e che risultano così composte :

CAMERA DEI SENATORI :

1. PASTORE ANDREA

2. DI STEFANO FABRIZIO

3. PICCONE FILIPPO

4. TANCREDI PAOLO

5. GIULIANTE GIANFRANCO CLAUDIO FELICE

6. STORNELLI PATRIZIO

7. ARCIERI MASTROMATTEI DANIELA


CAMERA DEI DEPUTATI :

1. BERLUSCONI SILVIO

2. FINI GIANFRANCO

3. SCELLI MAURIZIO

4. CASTELLANI CARLA

5. ARACU SABATINO

6. PELINO PAOLA

7. DE ANGELIS MARCELLO

8. TOTO DANIELE

9. DELL’ELCE GIOVANNI

10. SOSPIRI LORENZO

11. STANZIALE GIUSEPPE

12. NASUTI EMILIO

13. RICCIUTI LUCA

14. SIGISMONDI ETELWARDO

martedì 11 marzo 2008

In Ricordo di Nanni De Angelis...

La famiglia De Angelis ha pagato un duro prezzo nelle lotte tra destra e sinistra che avvenivano nel nostro paese qualche tempo fa. Domenica nel nostro convegno era presente il Sen. Marcello De Angelis fratello di quel Nazareno De Angelis detto Nanni giocatore di football americano ed esponente del movimento Terza Posizione. Marcello De Angelis, oggi è considerato un intellettuale della destra, direttore del mensile Area, fedele alla corrente di Alleanza Nazionale che fa capo a Gianni Alemanno. Un tempo le idee le "menava", oggi le scrive, come ha fatto nel suo ultimo libro, Otto anni in area di rigore, ossia la destra vista da destra. Un insieme dei suoi editoriali apparsi su Area. Del ragazzo che era, oggi, Marcello ha conservato gli occhi, mobili, attenti, nervosi. I capelli sono andati via insieme alla spensieratezza e a quella rabbia che lo ha fatto militare nella destra radicale, in Terza Posizione, insieme all'amatissimo fratello maggiore. TP fu fondata nel 1976, l'obiettivo dell'organizzazione era volto alla sovversione dell'ordinamento costituzionale democratico ed alla creazione di un proprio modello di stato di ispirazione neofascista, da perseguire sul piano internazionale in opposizione ai due imperialismi degli USA e dell’URSS (da qui “Terza Posizione” appunto). Il motto principale di Terza Posizione era: "Né fronte rosso, né reazione, Terza Posizione!". Infatti questa si definiva nominalmente alternativa al comunismo e alla destra reazionaria. TP considerava ogni soggetto figlio del suo tempo ma torniamo adesso a Nanni. Era il 4 ottobre 1980 si reca con l'amico Luigi Ciavardini ad un appuntamento ma la persona che dovevano incontrare li tradisce e cosi' in piazza Barberini la polizia (si parla di un'operazione con decine di agenti in borghese o camuffati a presidiare la piazza) li ferma. Nanni si ribella, cosi' i due giovani vengono colpiti, ammanettati ad un palo e pestati con colpi in testa. Un testimone scrivera' successivamente una lettera alla famiglia De Angelis per raccontare cio' che ha visto. All’arrivo in Questura lo ammanettano ad una sedia e continuano a sbattergli la testa al muro. Lo portano al San Giovanni in assoluto stato confusionale. Da lì è trasferito al carcere di Rebibbia e posto in isolamento. Venti minuti dopo è trovato morto impiccato col lenzuolo. Era il 5 ottobre 1980. Molti si chiedono come abbia fatto ad impiccarsi, se non si reggeva in piedi dopo i pestaggi subiti.
Nella colonna di destra potete cliccare e leggere una poesia del Senatore De Angelis Dedicata al fratello ucciso.

lunedì 3 marzo 2008

Il Circolo Alleanza Nazionale Aielli presenta la nascita del nuovo soggetto politico: Il Popolo della Libertà

Domenica 9 marzo 2008 alle ore 16:00, presso la Pro - Loco di Aielli Stazione, si terrà un convegno per presentare ai cittadini la nascita del nuovo soggetto politico: Il Popolo della Libertà.
Nel corso della manifestazione avranno luogo, in ordine cronologico, gli interventi dei seguenti esponenti politici:
dott. Simone Angelosante
Armando Floris Commissario Provinciale Azione Giovani
Emilio Iampieri Segretario Provinciale
dott. Antonello Floris Sindaco di Avezzano
Sen Filippo Piccone
Sen. Marcello De Angelis
On. Giovanni Pace
Fabrizio Di Stefano Coordinatore Regionale Alleanza Nazionale
La partecipazione è rivolta a tutti i cittadini in particolar modo al popolo aiellese.